a cura del Liceo Malpighi di Bologna La certificazione delle competenze linguistiche: esperienze realizzate e prospettive aperte dal Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Pubblica Istruzione e gli Enti Certificatori

Luca Montecchi, Preside di liceo, docente universitario e membro del Direttivo del Coordinamento Scuole Libere

 

1. Che cos’è il Coordinamento Culturale delle Scuole Libere (= C. S. L.)?

Si tratta, per l’appunto, di un ente che "coordina" scuole non statali, ovvero "libere" in quanto responsabili in proprio della gestione amministrativa e della progettualità didattica. Per tanto, Il C. S. L. è una realtà associativa - germinata dalla Fondazione Sacro Cuore di Milano – che ha lo scopo di ripensare in profondo, e sull’intero arco della scolarità, la stretta connessione esistente fra principi educativi unitariamente riconosciuti e condivisi e discipline di studio, anzi una saldatura che, com’è evidente, investe il complesso delle attività e azioni didattiche plurime, in primis l’insegnamento linguistico dell’italiano, del latino (e del greco), delle lingue moderne, delle scienze stesse - sotto il profilo, qui, dei linguaggi specialistici.

2. Qual è l’attività del C. S. L.?

Il C. S. L. si propone come sostegno e incremento della dimensione e del valore culturale delle scuole che vi aderiscono, riflettendo sul valore educativo delle discipline e sottolineando le categorie logiche e gli strumenti critici di una didattica dichiaratamente non asettica, “oggettiva” (magari in ossequio a teorie epistemologiche e pedagogiche correnti – si veda il cognitivismo o il costruttivismo – ancorché per lo più rimasticate), bensì connotata sotto il profilo di una ipotesi interpretativa proposta dall’insegnante e tale da mettere al centro il maestro quale insostituibile figura di educatore e di trasmettitore di cultura.

Fin dal suo nascere, nel 1986, il C. S. L. ha curato la formazione disciplinare dei docenti delle discipline più presenti nei piani di studio di ogni grado, nonché gli aspetti pedagogici della gestione scolastica di un istituto. Da alcuni anni è in corso, col contributo di un cospicuo numero di scuole aderenti al C. S. L., un’ampia e capillare opera di ripensamento dei contenuti e dei metodi dei programmi scolastici disciplinari sull’intero arco della scolarità, che, nel quadro del Riordino dei cicli scolastici recentemente approvato dal Parlamento della Repubblica, riguarda ormai due cicli, dai 6 ai 18 anni di età. Lo stadio elaborativo già raggiunto di tale opera di riflessione ha quindi assunto la forma del seminario di studio che faccia, per così dire, il punto su un preciso problema o su una specifica materia, affrontati, lo ripetiamo, sull’intero arco della scolarità. Il punto, cioè, su tutto ciò che va considerato acquisito e quanto resta invece di problematico e, come si dice, "aperto" e suscettibile di più approfondita indagine.

Questa giornata di studio dedicata all’insegnamento della lingua straniera vede coinvolte le molte scuole del C. S. L., non solo in quanto beneficiarie, bensì anche per gli apporti dati a quel lavoro di ripensamento finora svolto.

3. Insegnamento e aggiornamento in itinere

Questo seminario di studio ha avuto come idee guida fondamentali quelle di séguito distinte tra "scopi" e "metodo".

SCOPI

  1. conferire all’insegnamento della L2 omogeneità categoriale pur nelle diverse fasce scolari o età di sviluppo del discente. Conformemente alla visione della didattica e dei cicli scolastici, propria delle scuole del Coordinamento Culturale delle Scuole Libere, che considera l’intero arco della scolarità, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria superiore, in ogni fascia deve mantenersi coerente il riferimento a un quadro categoriale omogeneo, secondo il principio pedagogico della ricorsività dei contenuti dell’insegnamento, e perciò contro la verticalità pura - per mero accumulo di nozioni - o la modularità irrelata - per blocchi separati di conoscenze;

  2. definire i distinti ambiti di competenza in L2 secondo i segmenti di scolarità. Il menzionato principio della ricorsività non vieta, anzi prescrive, che si precisino la quantità dei contenuti - fonetico-intonazionali, lessicali, fraseologici, morfo-sintattici, ecc. - da apprendere, le “abilità” (skills) da possedere e da esibire, le attività linguistiche idonee, le tipologie di testi da leggere e analizzare;

  3. trasmettere una L2 vera, anzitutto col creare un ambiente linguistico fedele, anche col possibile contributo di un docente madrelingua; quindi con l’elaborare o fornire testi - sia orali che scritti - significativi, che, pur nella loro possibile elementarità o non autenticità, garantiscano il respiro, il colore, il suono della L2 originale;

  4. curare la riflessione interlinguistica (L2 - L1), ossia il confronto con la lingua materna. È l’idioma nativo, infatti, quello nel quale è depositata la categorialità, e implicita e riflessa, dell’allievo, ed è da tale sapere linguistico che occorre partire per apprendere e meditare differenze e somiglianze, che non sono soltanto grammaticali, ma soprattutto di cultura e di mentalità, così come veicolate dalle rispettive lingue;

  5. sottolineare il nesso profondo tra conoscenza linguistica, coscienza dei significati veicolati e autocoscienza del soggetto discente. In sostanza, è qui in gioco un’idea forte di lingua straniera, non già ridotta a esclusiva competenza tecnico-strumentale, bensì assunta come luogo, o terreno, per l’allievo di conoscenza e di possesso del reale e dell’io.

METODO

  1. scelta in favore dell’insegnamento ricorsivo lungo i cicli e le fasce di scolarità. Il che comporta al docente di trattenere e recuperare tanto il sapere implicito dell’allievo quanto le sue conoscenze linguistiche già acquisite;

  2. priorità accordata al momento comunicativo della didattica linguistica. In effetti, le lingue sono sistemi di sapere che si acquisiscono (mentre la storia o la fisica si studiano), e per tanto esigono un clima didattico di costante e reciproca comunicazione tra il docente, la classe e il testo, pena l’astrattezza e l’insuccesso sicuro;

  3. presentazione sistematica e graduale delle strutture grammaticali e dei valori semantici del lessico e dei testi;

  4. esperienze effettive in situation e/o simulate di lingua viva in ambiente straniero, mediante

    • impiego del laboratorio linguistico e di strumentazione audiovisiva e multimediale;

    • un docente madrelingua (che abbia una provata competenza glottodidattica) affiancato al (e non in luogo del) titolare della cattedra;

    • (nella scuola superiore) corsi liberi pomeridiani preparatorii agli esami di First Certificate in English (F.C.E.) e Cambridge Advanced English (C.A.E.): si avrà però cura di mettere a punto, anche con opportuna adozione di manuali ad hoc, una programmazione che tenga nel dovuto conto le esigenze delle prove d’esame del F.C.E.;

    • vacanze di studio estive, sotto la guida del proprio docente italiano, con corsi residenziali d’inglese in Paesi anglofoni di tre o quattro settimane e alloggio individuale in famiglia indigena;

    • per i Licei, quarto anno di studio presso high schools del Regno Unito o degli U.S.A., incentrato su discipline e programmi di studio concordati dalla scuola italiana e da quella estera, nonché con verifica sia in itinere sia ad anno scolastico concluso delle conoscenze raggiunte in tutte le materie previste dall’ordinamento italiano;

    • (allo studio) adozione della L2 come lingua veicolare di talune discipline di studio.

I contributi forniti hanno cercato di rispondere all’esigenza, sentita dai docenti di Lingua straniera, di avere chiari riferimenti e fondamenti teorici per una prassi didattica che molto è cambiata, anche in virtù dell’irruzione di strumenti multimediali assai potenti, i quali, qualcuno insinua, minacciano di “far fuori” la figura stessa dell’insegnante. Uno scenario escluso proprio da quell’inevitabile dinamismo comunicativo cui sopra si è accennato, imprescindibile nell’apprendimento linguistico, e che è cosa ben più complessa della pur efficace - nel suo ambito - interattività multimediale.
Particolarmente interessanti le riflessioni sopra la didattica effettuale della lingua inglese in differenti fasce e ordini di scuola: la vivace esperienza che ne è emersa e la ricchezza di spunti e suggerimenti sono indice di un lavoro non casuale né improvvisato, al contrario il frutto già maturo di uno studio applicato e di un’attenzione esatta ai processi cognitivi del discente, dal suo ingresso nella scuola elementare fino al traguardo liceale del possesso consapevole e riflesso del fatto linguistico.