a cura del Liceo Malpighi di Bologna Il protocollo d’intesa: le lingue straniere nel contesto delle scuole non statali

Giovanni Fulvio Miceli, Ispettore Tecnico della Direzione Generale Media Non Statale

 

Introduzione

Io vorrei suddividere questo mio breve intervento in tre parti. Innanzitutto una breve premessa, anche di carattere statistico, sulle scuole non statali, che potrebbe essere utile in particolare ai rappresentanti degli Enti Certificatori. Quindi, come secondo punto, avanzerò delle osservazioni sulle lingue straniere: sul posto delle lingue straniere nell’attuale curricolo delle scuole non statali, delle scuole di ordinamento e soprattutto delle scuole sperimentali. Infine, qualche considerazione sul Protocollo d’intesa e in particolare sulla sua applicazione alle scuole legalmente riconosciute e pareggiate.

Le scuole pareggiate e legalmente riconosciute

Le scuole legalmente riconosciute e pareggiate, secondo le nostre ultime statistiche, sono attualmente 2.475 e sono suddivise tra scuole medie che sono attualmente 714 e scuole di secondo grado 1760 circa. C’è poi anche una distinzione da fare - che è accettabile fino ad un certo punto, ma che può avere il suo interesse - tra istituzioni a gestione religiosa e a gestione laica: nelle scuole medie abbiamo una forte prevalenza della gestione religiosa, l’82% addirittura, mentre il contrario avviene nelle scuole secondarie di secondo grado, dove sono le istituzioni laiche che prevalgono con il 60%.

Potrebbe essere interessante anche uno sguardo alla distribuzione delle scuole non statali per regioni: vediamo che in testa nell’ordine abbiamo la Lombardia, seguita dalla Sicilia, il Lazio, la Campania, il Piemonte, il Veneto, l'Emilia Romagna, la Toscana e la Liguria.

Per quanto riguarda la distribuzione per tipologia forniamo qualche osservazione soltanto per ciò che riguarda le scuole secondarie di secondo grado. In testa abbiamo gli Istituti Tecnici Commerciali, che sono dunque gli istituti più diffusi (339); evidentemente - è inutile dirlo - negli istituti tecnici commerciali non statali come in quelli statali ormai è entrato in vigore il nuovo ordinamento, la cosiddetta ex sperimentazione ICEA, dunque abbiamo lo stesso curricolo delle scuole statali; i licei linguistici sono al secondo posto (240), seguono l’istituto magistrale (234), il liceo scientifico (232), il ginnasio e il liceo classico (189), l'istituto tecnico per geometri (129), la scuola magistrale (93), l'istituto tecnico industriale (57), l'istituto professionale per odontotecnici (40), il liceo artistico (30), l'istituto tecnico per il turismo (27), l'istituto tecnico aeronautico (26), l'istituto professionale per i servizi sociali (21), l'istituto tecnico per periti aziendali (16), l'istituto professionale alberghiero (15), l'istituto d'arte (14), l'istituto professionale per l'industria e l'artigianato (12), l'istituto tecnico per assistenti sociali (12), l'istituto tecnico agrario (7) e l'istituto professionale per i servizi commerciali (7). Per ciò che riguarda l’istituto magistrale solo una breve nota che riguarda il problema dell’insegnamento delle lingue straniere: sono ormai ad esaurimento i corsi di ordinamento dell’istituto magistrale quadriennale - con la lingua straniera solo nel primo biennio - e della scuola magistrale triennale - che non comprende l'insegnamento di una lingua straniera; gli istituti magistrali e le scuole magistrali hanno quindi corsi sperimentali quinquennali. La stessa cosa può dirsi per ciò che riguarda i licei artistici e gli istituti d’arte: sono pochissimi gli istituti non statali - come d’altronde quelli statali - che hanno dei corsi ad ordinamento non sperimentali, perciò quelli senza l’insegnamento di una lingua straniera.

Passiamo ora a fornire qualche dato sugli alunni. Gli alunni delle scuole secondarie di primo e di secondo grado sono 210 mila, 57 mila alla media, 153 mila al secondo grado. Se adesso facciamo una media del numero di alunni per scuola, vediamo che il valore medio è sempre relativo: nella scuola secondaria di primo grado abbiamo per scuola circa 80 alunni, mentre nelle scuole secondarie di secondo grado sono circa 86.

Questi numeri vanno comunque interpretati. Per prima cosa occorre osservare che ci sono scuole che hanno iniziato la loro attività da meno di cinque anni, o da meno di tre anni per le scuole medie inferiori e quindi avendo solo la prima, la prima e la seconda, la terza ecc., hanno un numero relativamente basso di alunni. E' inoltre importante sottolineare che nella maggior parte dei casi non abbiamo un singolo liceo scientifico non statale isolato, o una singola scuola media non statale isolata, ma abbiamo un insieme di tipologie di varie istituzioni scolastiche che dipendono dallo stesso gestore, in molti casi anche dallo stesso preside, e che si trovano fisicamente nello stesso edificio. Queste istituzioni sono strettamente collegate dal punto di vista funzionale, però da un punto di vista didattico e giuridico sono separate, in particolare per quanto riguarda i rapporti con l'Amministrazione centrale e periferica della Pubblica Istruzione: riconoscimenti legali, sperimentazioni, contributi ed esami. Così, ad esempio si può avere nello stesso edificio e sotto la stessa denominazione, una scuola media, un liceo scientifico, un liceo linguistico, un ginnasio-liceo classico oltre all'asilo, alla scuola materna e alla scuola elementare. E' una caratteristica che dovrebbe essere attentamente esaminata sotto molti aspetti - educativo, didattico, sociale, giuridico, gestionale, tecnico - anche per i suoi collegamenti con la parità , l'autonomia, il riordino dei cicli, la riforma degli organi collegiali, i rapporti con gli enti locali e il territorio, i contributi, e, per quanto ci riguarda più direttamente in questa sede, gli accordi con i sette Enti certificatori. Bisogna inoltre osservare che la presenza in numerose scuole di classi con un numero ridotto di alunni è sicuramente un elemento positivo per l'insegnamento / apprendimento delle lingue straniere. Il Progetto Lingue 2000 prevede infatti la tendenziale riduzione del gruppo di apprendimento a 15 unità per permettere una maggiore fruizione individuale del tempo-parola, una pratica orale intensiva e un costante monitoraggio del processo si apprendimento.

Le lingue straniere nella scuola non statale

Passiamo dunque rapidamente alla seconda parte del presente contributo: le lingue straniere nella scuola non statale. Possiamo subito notare, dal punto di vista della distribuzione delle lingue straniere, che la preponderanza dell’inglese rispetto alle altre lingue è ancora maggiore nella scuola non statale di quanto non lo sia nella scuola statale. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che, nella scuola non statale non ci sono delle cattedre, diciamo così, da rispettare, ma la scelta delle lingue è lasciata alla singola scuola che, naturalmente, tiene conto delle richieste dell’utenza e della domanda del territorio. Il francese ha un posto minore nelle scuole statali rispetto alle scuole non statali, sia nella scuola media, sia in quegli istituti di II grado dove c’è una sola lingua straniera. Per quanto riguarda il tedesco e lo spagnolo il loro peso è - come vedremo più avanti - un po' più rilevante nelle scuole non statali.

Cerchiamo ora di avanzare alcune osservazioni riguardanti la presenza e il peso delle lingue straniere nell’ambito del quadro orario.

La scuola media, anche nelle scuole non statali, adotta nella quasi totalità dei casi l’inglese come lingua curricolare. Anche se vi sono un certo numero di scuole dove da anni è in atto la sperimentazione della seconda lingua straniera, tuttavia tale sperimentazione è poco diffusa e viene introdotta esclusivamente per motivazioni socio-culturali e non per accontentare l’utenza. Interessante qualche progetto sperimentale che prevede non una seconda lingua straniera, bensì un incremento dell’unica lingua straniera adottata dalla scuola – mi riferisco sempre alla scuola media e alla lingua inglese - da tre a quattro e talvolta persino cinque ore alla settimana. Importante poi il collegamento con la scuola elementare. Anche nelle scuole medie non statali molti alunni hanno già studiato una lingua straniera alla scuola elementare e spesso questo approccio (che riguarda quasi sempre la lingua inglese) ha avuto luogo nella scuola elementare del gestore cui appartiene anche la scuola media frequentata. Dunque già esistono le condizioni migliori per una reale continuità tra scuola elementare e scuola media. Continuità anche nello specifico curricolo delle lingue straniere (Cfr. C.M. n.410 del 9 ottobre 1998, "Progetto lingue comunitarie nella scuola elementare", Azione 5 - continuità e coordinamento con la scuola media).

Affrontiamo ora nello specifico il caso dei licei linguistici. Prima abbiamo parlato dei licei linguistici in generale, abbiamo rilevato che sono 240. Ci sono licei linguistici solo di ordinamento, che cioè hanno solo corsi di ordinamento; altri solo sperimentali e qualche liceo linguistico che ha sia corsi di ordinamento che corsi sperimentali.
Quelli che sono non sperimentali, o che hanno almeno un corso non sperimentale sono 134. Il liceo linguistico - come è noto - è un’istituzione nata nella scuola non statale: è una istituzione tipica della scuola non statale, e rappresenta il caso unico di una istituzione che non esiste nella scuola statale. In questa esistono sperimentazioni a carattere o ad indirizzo linguistico, anche se, a dire il vero, qualche scuola pubblicizza queste sperimentazioni ad indirizzo linguistico figurandosi come veri e propri licei linguistici.
Il caso del liceo linguistico è interessante da analizzare vista la rilevanza attribuita - anche in termini di orario - alle lingue straniere. La prima lingua si studia infatti 5 ore settimanali, tutti gli anni, dal primo all’ultimo; la seconda lingua si studia addirittura sei ore nel biennio e cinque nel triennio; mentre la terza lingua, che compare solo nel triennio, si studia per sole due ore settimanali. Come potete osservare, spicca subito l’importanza che viene attribuita alla prima e alla seconda lingua, soprattutto considerando le ore settimanali che vengono dedicate al loro apprendimento. Parimenti risalta lo scarso perso che assume la terza lingua, che gli studenti incontrano solo due volte la settimana.. Come sappiamo, questa terza lingua straniera è chiamata una ‘lingua opzionale’, perché gli istituti possono scegliere o la terza lingua straniera o altre discipline. Di fatto, in Italia, solo in otto licei linguistici non è presente la terza lingua straniera perché è sostituita da informatica, diritto ed economia oppure latino. Dunque è molto raro trovare un liceo linguistico dove non venga insegnata la terza lingua straniera.
Per ciò che riguarda le lingue straniere insegnate nei licei linguistici di ordinamento non sperimentale l’inglese è presente in tutti i 134 licei (come prima lingua in 101 licei, come seconda in 35) ; il francese in quasi tutti, in 132 (come prima lingua in 30, come seconda in 87 come terza in 27); in 115 licei si studia anche il tedesco (in 5 licei come prima lingua, in 33 come seconda, in 87 come terza); in 78 lo spagnolo (in nessun liceo è adottato come prima lingua, in due licei come seconda, in 77 come terza); e solo in due il russo (adottato come terza lingua). Chiaramente - bisogna considerarlo se si vogliono fare le somme - in molti licei la stessa lingua è presente come prima e/o seconda e/o terza.

Per ciò che riguarda le altre istituzioni non statali di ordinamento, non ci soffermiamo perché per definizione il curricolo è uguale a quello delle scuole statali.

Passiamo invece ai corsi sperimentali. Abbiamo le cosiddette sperimentazioni assistite o coordinate. Alcune sono quelle che abbiamo nelle scuole statali, dunque non ne parliamo in questa sede se non per ricordare il cosiddetto progetto Brocca (molto diffuso e con una forte presenza dell'indirizzo linguistico), le varie sperimentazioni dell’Istruzione tecnica e dell’istruzione artistica con l’introduzione della lingua straniera, il biennio unitario dell’autonomia e successivo triennio (è attualmente in corso il primo anno del triennio, ed è presente in 27 scuole), il Liceo delle Scienze Sociali (presente in 29 Istituti o Scuole Magistrali).

Esaminiamo adesso brevemente le sperimentazioni specifiche delle scuole non statali, in particolare per ciò che riguarda l’aspetto dell’insegnamento delle lingue.

In primo luogo il Liceo Linguistico Europeo: la Direzione Generale, nell’indire questo seminario, ha dato la precedenza ai rappresentati appunto dei Licei Linguistici Europei. Questa sperimentazione attualmente interessa 80 istituzioni scolastiche legalmente riconosciute distribuite in 16 regioni (in particolare, nell'ordine: Lombardia, Piemonte, Veneto, Sicilia, Puglia, Lazio, Campania, Emilia Romagna); quasi sempre si tratta di licei linguistici.
Il progetto è monitorato da un gruppo di 22 Ispettori tecnici, incaricati della vigilanza, assistenza e consulenza.
Il Liceo Linguistico Europeo comprende un'area invariante composta da discipline comuni e un'area variante suddivisa in tre opzioni: linguistico-moderno, giuridico-economico, e artistico. Il primo indirizzo è presente in 77 istituti, il secondo in 43, il terzo in sei.
Caratteristica principale di questa sperimentazione - e qui è interessante un confronto con il liceo linguistico di ordinamento – è la presenza di tutte le lingue dal primo anno, sia per gli indirizzi che ne prevedono tre, sia per gli indirizzi che ne prevedono due. Queste, tuttavia, sono previste con frequenza settimanale inferiore rispetto al Liceo linguistico di ordinamento. La distribuzione delle lingue è invece la seguente: l’inglese è presente in tutte le scuole, seguito non dal francese ma dal tedesco in 72 scuole, poi il francese, lo spagnolo e il russo, il giapponese (in una scuola), e l’arabo come lingua extracurricolare (in una scuola). A questo proposito possiamo anche osservare che in alcuni licei linguistici europei oltre alle tre lingue straniere viene insegnata, di pomeriggio, una quarta lingua straniera extracurriculare.
Altra caratteristica è che, in queste scuole, è prevista la presenza obbligatoria nel triennio e per almeno un'ora settimanale, di assistenti di madrelingua.
Inoltre, e questa è davvero una innovazione di grande interesse, è previsto l'insegnamento dalla terza alla quinta classe, di una o due discipline (diverse dall'italiano e dalle lingue straniere) in lingue veicolari straniere.
Le lingue che servono da veicolo per insegnare non la lingua, ma in lingua un’altra disciplina, sono: l’inglese in 66 scuole , il francese in 22, il tedesco in 5 e lo spagnolo in 1. Le discipline interessate sono: la storia in 35 scuole, la storia dell’arte in 22 , la fisica in 15, le scienze naturali in 12, l'economia in 6, la filosofia in 1, il diritto in 1, la matematica in 1 e l'informatica in 1. Senza dubbio è questa una innovazione interessante, molto impegnativa e ricca di prospettive e di espansioni in un prossimo futuro, anche se la sua introduzione presenta non poche difficoltà. Permette un approccio interculturale alle discipline, favorisce l'acquisizione di una più solida competenza linguistica, sia generica che specialistica, agevola l'insegnamento professionale e la mobilità anche in ambito europeo.
Il D.P.R. n.275 dell'8 marzo 1999, ovvero il Regolamento sull'autonomia, prevede, all'articolo 5 punto 3, che nell'ambito dell'autonomia didattica possono essere programmati (...) insegnamenti in lingua straniera in attuazione di intese e accordi internazionali.
In seguito ad accordi tra la Direzione Generale e l'Ambasciata di Francia un liceo linguistico europeo l'anno scorso e due quest'anno sono stati inseriti tra gli istituti che presentano all'Esame di Stato le prove facoltative previste per le sezioni del Liceo Classico Europeo della Direzione Generale dell'istruzione classica e precisate dai Decreti Ministeriali n. 120 del 3 maggio 1999 e n. 129 del 14 maggio 1999 (quarta prova scritta in lingua francese e colloquio che verte sulla disciplina veicolata in francese e sulla letteratura francese). In base a tale accordo questo liceo ha rilasciato un attestation dell’Ambasciata di Francia che permette agli alunni di iscriversi ad università francesi senza sottoporsi come invece previsto ad un esame preliminare di lingua francese. L'anno prossimo, probabilmente, la convenzione riguarderà un maggior numero di licei, infatti alcune scuole hanno già avanzato richiesta in tal senso e si spera che anche altre lo facciano nei prossimi mesi.
Tuttavia numerose scuole, soprattutto in alcune realtà territoriali, incontrano serie difficoltà nel reperimento di docenti con una doppia competenza, disciplinare e linguistica.

Sperimentazione specifica delle scuole non statali è poi Aretusa, che abbiamo rivisto nel ’96 e che è presente in ben 25 scuole, 14 Istituti Magistrali e 11 Licei Scientifici. E’ una sperimentazione ad indirizzo biologico con due opzioni, salute e ambiente; prevede una prima lingua straniera di tre ore per tutto il quinquennio e una seconda lingua straniera - con tre ore al biennio e due ore al triennio opzionale in concorrenza con il latino.

La sperimentazione Egeria è invece tipica nelle scuole magistrali: ha avuto una funzione molto importante, perché molte scuole magistrali senza lingua straniera sono diventate, grazie a questa sperimentazione, degli istituti quinquennali. Nella sperimentazione Egeria la lingua straniera è infatti studiata per tre ore settimanali tutti e cinque gli anni. Tuttavia Egeria è ormai ad esaurimento, perché quasi sempre è sostituita da altre sperimentazioni.

Infine il Liceo della Comunicazione - l’ultima creatura della Direzione Generale - presente in 52 istituti e 22 scuole magistrali. E' attualmente alla fin del secondo anno; è presente una lingua straniera per tre ore alla settimana durante tutto il quinquennio nell’area comune, una seconda lingua straniera studiata per quattro ore settimanali nel biennio e tre ore nel triennio nell’opzione "civiltà comparate" (che prevede anch'essa, come il Liceo Linguistico Europeo, una disciplina insegnata nel triennio in lingua straniera) e una terza lingua presente solo nel triennio per tre ore settimanali nell'opzione "sportivo".

Come sperimentazioni autonome sono molto numerose quelle ad indirizzo linguistico.

Un cenno, inoltre, meritano le cosiddette "sperimentazioni dell'autonomia", che, come sappiamo, non necessitano di un decreto di autorizzazione bensì vengono semplicemente comunicate al Provveditorato, come per le scuole statali. Queste riguardano spesso l'introduzione di una seconda o terza lingua straniera extracurricolare o il potenziamento delle lingue straniere presenti nel curricolo.

Infine ricordiamo che in molte scuole secondarie di primo e secondo grado sono previsti insegnamenti facoltativi, extracurricolari, di lingue straniere generalmente in orario pomeridiano, che incontrano il favore di alunni e genitori.
Questa è dunque la situazione.

Come è noto, con il 1° settembre del 2000 inizia la scuola dell’autonomia. E qui il punto di riferimento attuale, in attesa di un provvedimento che dovrebbe uscire fra breve, è la Circolare Ministeriale n. 8 dell’11 gennaio 2000 che comunica che:

  • con provvedimento in corso di perfezionamento (...) sono confermati a decorrere dal 1° settembre 2000 i curricoli attualmente vigenti, sia di ordinamento che sperimentali, sino alla definizione dei nuovi ordinamenti" (col riordino dei cicli);

  • nei soli settori dell'ordine tecnico ed artistico è possibile estendere i curricoli sperimentali 'coordinati a livello nazionale' agli istituti che adottano indirizzi di ordinamento" o "indirizzi sperimentali autonomi";

  • saranno fornite indicazioni in merito all'utilizzo della quota di flessibilità del monte ore annuale (stabilita nel 15% nella bozza di decreto).

Questi ultimi due punti permettono dunque alle scuole che lo desiderano di incrementare la presenza delle lingue straniere nel curricolo.

Osserviamo infine che, per quanto riguarda il riordino dei cicli scolastici, il "programma quinquennale di progressiva attuazione della riforma", che, a norma dell'art.6 della legge, il Governo dovrà presentare al Parlamento entro sei mesi dalla data dì entrata in vigore della legge, comprenderà, tra l'altro, "i criteri generali per la riorganizzazione dei curricoli della scuola di base e della scuola secondaria, ivi compresi quelli per la valorizzazione dello studio delle lingue". Ciò potrebbe dunque essere un motivo di ottimismi per chi, come tutti noi, ha a cuore il futuro dell'insegnamento / apprendimento delle lingue straniere, che compensa forse i timori e le perplessità espressi da qualcuno per la mancata previsione di un'"area linguistica" nella futura scuola secondaria (accanto alle. aree classico-umanistica, scientifica, tecnica e tecnologica, artistica e musicale).

Osservazioni sul Protocollo d’Intesa e la sua applicazione alle scuole non statali

Passiamo dunque alla terza ed ultima parte del presente contributo: osservazioni sul Protocollo d'intesa e la sua applicazione alle scuole non statali.

La convenzione del 19 aprile 2000 estende alle istituzioni scolastiche pareggiate e legalmente riconosciute il Protocollo del 20 gennaio 2000, firmato dal Ministro Berlinguer e dai rappresentanti dei sette Enti certificatori. Tuttavia bisogna tener presente che tanto questo Protocollo quanto la Comunicazione di servizio prot. n.08/aut. del 24 gennaio 2000, emanata dal Coordinamento Nazionale per l'Autonomia, riguardavano unicamente le scuole statali. Molte delle loro disposizioni si riferiscono o hanno come presupposto i finanziamenti previsti dalla normativa vigente (Legge n. 440/1997 e successive circolari applicative) e il "Progetto Lingue 2000" (C.M. prot.n.160 del 24 giugno 1999), il quale è rivolto alle scuole statali, anche se, evidentemente, tutta la parte didattica, di grande interesse, è applicabile a qualsiasi istituzione scolastica. E' quindi necessario esaminare i suddetti documenti sulla base di queste considerazioni e avendo presente le disposizioni vigenti e le peculiarità delle scuole non statali, anche alla luce della recente legge sulla parità.

Il Protocollo d'intesa con i sette Enti è stato stipulato al fine di avviare gli interventi di certificazione esterna previste dal "Progetto Lingue 2000".

Per le scuole statali la certificazione è ammessa solo entro limiti ben precisi, indicati dall'art.3 del Protocollo e (in modo più preciso) nel primo punto (Premessa) della Comunicazione di servizio, e cioè: nel momento in cui gli allievi coinvolti nel Progetto Lingue 2000" (in attività extracurricolari facoltative) "raggiungono risultati certificabili", ipotizzabili al termine di un percorso di 240 ore nel triennio della scuola media (C.M. n.304 del 10 luglio 1998 / "introduzione dell'insegnamento non curricolare e facoltativo di una seconda lingua comunitaria nelle scuola media") e di 200 ore nel triennio superiore; perciò "tale intervento non è previsto per quest'anno scolastico" ma solo a partire dal 2001;

Fin da quest'anno, invece, si seguono strade diversificate a seconda del grado di scuola. In particolare:

  • per quanto riguarda la scuola elementare è ammessa la certificazione solo "nelle azioni di certificazione eventualmente programmate ai sensi della C.M. 347/98 e ribadite dalla C.M. 197/99", che riguardano in particolare i progetti di "attivazione dell'insegnamento delle lingue comunitarie nelle classi terza, quarta e quinta" laddove ciò non sia ancora avvenuto, "introduzione dell'insegnamento delle lingue comunitarie sin dalle classi prime", "introduzione di una seconda lingua comunitaria";

  • nella scuola media, per la certificazione degli allievi "destinatari dell'azione C" (potenziamento dell'insegnamento della lingua curricolare e della seconda lingua straniera sperimentale ex art.278 D.L.vo 297/1994) indicata nel progetto Lingue 2000 e nella C.M. 217/99;

  • nelle scuole secondarie di secondo grado: "nelle classi terminali del curricolo normale" (di ordinamento o sperimentale).

Non sembra che i suddetti limiti debbano valere anche per le scuole non statali, sia perché hanno come premessa l'organizzazione del "Progetto Lingue 2000" sia perché sono collegati ai finanziamenti concessi alle scuole statali dai Provveditorati agli Studi. Tuttavia, a tal proposito, si possono fare due considerazioni, una di carattere didattico, l'altra di carattere giuridico:

  1. innanzi tutto sarebbe opportuno procedere alle certificazioni di preferenza alla conclusione di un ciclo di studi, cioè nelle classi terminali della scuola elementare, della scuola media, della scuola secondaria di secondo grado, e forse alla fine del biennio delle superiori, anche se è da prendere in considerazione e da discutere l'opportunità di valutazioni in altri momenti del curricolo.

  2. potrebbe essere avanzata la tesi che le scuole "paritarie" avrebbero diritto anch'esse allo stesso finanziamento, anche con la motivazione che questo in realtà è concesso non tanto nell'interesse dell'istituzione scolastica quanto nell'interesse dell'alunno, come, appunto, avviene per i contributi borse di studio previste dalla Legge n. 62 del 10 marzo 2000, che ha come titolo, appunto, "norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione": borse di studio (art. 1, punti 9 - 11) e interventi di sostegno (art. 1, punto 14) . Tuttavia, qualora fosse accettata questa tesi, i suddetti limiti stabiliti per le scuole statali dovrebbero probabilmente valere anche per le scuole paritarie.

D’altronde il Protocollo D'intesa si applica a tutti gli insegnamenti di lingue straniere, curricolari ed extracurricolari, impartiti agli alunni di scuole pareggiate e legalmente riconosciute. Non riguarda quindi le scuole meramente private e i "corsi di lingue", anche se muniti della "presa d'atto", per i quali vige la libera contrattazione tra il gestore e l'ente certificatore.

"La prova di certificazione non è obbligatoria e non è in alcun caso sostitutiva di quella di valutazione interna (Comunicazione di servizio, punto 2).
E' opportuno riflettere sulla prima parte di questa precisazione: chi può rifiutare la prova di certificazione proposta dal gestore e dal preside? Gli organi collegiali? Certamente, come è precisato nella Comunicazione di servizio (punto 2 - Procedure di attuazione: "qualora gli organi collegiali assumano tale determinazione"). Il docente di lingua straniera? I genitori, anche se non fosse a loro carico la spesa? Il singolo alunno?
E' ovvio che la prova di valutazione esterna non sia sostitutiva di quella di valutazione interna effettuata dal docente di lingua straniera o dalle commissioni di esame e che i risultati delle due valutazioni possano essere molto diversi, perché la valutazione interna non è una mera misurazione della competenza linguistica, ma tiene conto di molti fattori non linguistici anche interni alla prova stessa (che riguardano ad esempio la letteratura, la civiltà, la particolare tematica di carattere generale o specialistico).
Per quanto riguarda gli Esami di Stato si darà notizia della eventuale certificazione esterna, e dei suoi risultati, nel documento finale del Consiglio di classe.

La scuola dovrà "valutare prioritariamente l'opportunità di avvalersi della certificazione esterna" (Comunicazione, punto 2), la quale dovrà essere integrata nel P.O.F. La scuola prenderà quindi gli opportuni contatti con gli Enti certificatori prescelti, i quali proporranno la data, la sede e le modalità e offriranno "assistenza per individuare i livelli di competenza da certificare in relazione ai vari indirizzi di studio" (Comunicazione, punto 3). I docenti di lingua straniera esamineranno "attentamente l'opportunità di candidare gli allievi a tali prove di verifica valutando soprattutto le effettive possibilità di conseguire la certificazione per il livello individuato" (Comunicazione, punto 3).

Per le scuole statali "gli interventi di certificazione sono senza onere per gli studenti e rientrano nei finanziamenti previsti dal progetto Lingue 2000". Inoltre, e ciò, evidentemente, vale anche per le scuole non statali, "possono essere finanziati con i fondi a disposizione delle istituzioni scolastiche, ovvero con il concorso finanziario di enti esterni - ad es. enti locali, associazioni... -" (Comunicazione, punto 3).

"La certificazione (...) fornisce agli allievi un credito formativo spendibile dentro e fuori il contesto scolastico" (Protocollo d'intesa), "anche per gli esami di stato" (Comunicazione di servizio, punto 1). Perciò, a norma dell'art.11 del D.P.R. 23 luglio 1998, n.323 (Regolamento recante disciplina degli esami di Stato) i Consigli di classe la terranno in considerazione nell'attribuzione del credito scolastico, sempre evidentemente nell'ambito delle previste bande di oscillazione corrispondenti alla media dei voti. La certificazione "è altresì riconosciuta fuori dai confini nazionali, in ambito lavorativo e di studio" (Comunicazione di servizio, punto 1). Su quest'ultimo punto sarebbe utile, nell'interesse degli alunni, avere notizie più precise da parte delle Ambasciate, ad esempio per ciò che riguarda l'iscrizione alle Università senza un esame preliminare di lingua.

Dall'esame delle tabelle allegate al Protocollo d'intesa risulterebbe che quella che segue sia la certificazione dei livelli stabiliti dal "Quadro Comune Europeo di Riferimento" del Consiglio d'Europa (Strasburgo 1997):

  • il livello Al (introduttivo o di scoperta) è certificato da 5 enti su 7, l'A2 (intermedio o di sopravvivenza) da 6, il B1 (soglia) e il B2 (avanzato o indipendente) da tutti e 7, il C1 (autonomo) solo da 3 e il C2 (padronanza) da un solo ente;

  • due enti suddividono ogni livello in due sottolivelli, certificati separatamente:

  • alcuni enti certificano le "quattro abilità", altri solo la comprensione orale e la produzione orale, con l'aggiunta talvolta della comprensione scritta;

E' di grande importanza l'impegno assunto dagli Enti certificatosi di "offrire attività di supporto e di consulenza alle scuole che abbiano deliberato di aderire alla certificazione esterna, anche mediante la fornitura di materiali didattici, simulazioni di prove di verifica finale" (Protocollo d'intesa, art. 1), nonché, come si desume dalle tabelle allegate al Protocollo, di offrire alcune delle seguenti attività di supporto, a seconda degli enti: corsi dì aggiornamento e seminari per i docenti coinvolti, dossier con indicazioni sullo svolgimento degli esami, test d'indagine sui livelli di competenza, materiale didattico anche multimediale di vario tipo, sito web, copia del Portfolio europeo delle lingue, documentazione sul syllabus, esempi di esami corretti, attività di laboratorio, pacchetti per l'apprendimento a distanza, visite preparatorie degli esaminatori alle scuole, newsletter, periodici didattici, centri d'informazione e biblioteche presso i centri, ecc...

E' opportuno aver sempre presente, nell'attuazione di questa importante innovazione, ricca di prospettive e di sviluppi, le finalità che concorre a raggiungere e che lo stesso Protocollo ricorda: "l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa", "il potenziamento dello studio delle lingue straniere", la produzione di un impatto di cambiamento di cultura e di prassi didattica fra gli insegnanti", la "definizione del curricolo linguistico in termini di obiettivi specifici e di competenze"; nonché (Progetto Lingue 2000) l'organizzazione modulare dell'insegnamento, l'impiego sistematico della multimedialità integrato nella didattica, l'articolazione dei gruppi classe in gruppi di apprendimento numericamente ridotti.

Per la migliore riuscita dell'innovazione le scuole si potranno avvalere della collaborazione, dell'assistenza e della consulenza degli ispettori tecnici, secondo modalità che sarebbe opportuno stabilire, almeno nelle grandi linee, nel corso dei lavori di questa giornata seminariale.