Edizione 1995/96

Sezione: Narrativa

Categoria: Terza media e biennio superiore




Favole

Non è particolarmente bella, né originale; il vetro è di quello scuro, forse un po' troppo sporco, il tappo è di sughero ed è ben incastrato nel collo sottile. Nel complesso non è niente di speciale, non ha neanche un'etichetta, ma lui si era fermato e l'aveva raccolta. E' grande come il palmo della sua mano, è una bottiglietta.

E' piena. Quando l'aveva scossa, aveva sentito il liquido muoversi all'interno, ma non riusciva proprio ad immaginare di cosa potesse trattarsi; ora è nella tasca destra della sua giacca appesa all'attaccapanni della scuola, la sua giacca nuova di cui sua madre è tanto orgogliosa ... A proposito di sua madre, non sarà contenta di sapere che ha raccolto qualcosa da terra, e poi una bottiglia così sporca ...
Deciso. Non la mostrerà a nessuno, è il suo piccolo segreto.
"Tommy, mi stai seguendo?" (Tutte le facce girate verso di lui!) No! Di nuovo quel rossore!
"Sì signora certo"
"Beh, dalla tua faccia non si direbbe proprio!"
(Risate). Il rossore cresce. Riprende la lezione, il peggio è passato anche stavolta.
Tira un sospiro di sollievo, nessuno fa più caso a lui; prende un fumetto da sotto il banco, è l'ultimo della sua serie preferita, "l'indagatore dell'incubo", ma per quanto cerchi di concentrarsi sulle vicende del protagonista il pensiero gli ritorna sempre alla bottiglietta; può immaginarla benissimo, adagiata sul fondo della tasca, tra un fazzoletto sporco e due sassi, uno giallo e uno rosso, di quelli che scrivono, raccolti anche quelli per strada.
Chissà cosa contiene ... forse vino o forse qualche liquore, forse dovrebbe mostrarla a Luca, lui va pazzo per i liquori, li ruba sempre dall'armadio di suo padre ... Ma no! Forse contiene qualcos'altro, una pozione, un liquido particolare, forse sono le lacrime di una bella fanciulla vittima di un incantesimo che aspetta il suo liberatore al di là del mare, o forse è il sangue di una perfida strega uccisa da un nobile cavaliere ...

Ecco, sta di nuovo fantasticando, glielo dice sempre sua madre che non può vivere con la testa fra le nuvole!

"Tommy, alla lavagna. Vieni a risolvere questo problema" No! Geometria no!
Com'è scura la lavagna, fredda e così terribilmente vuota; inizia a scrivere, il gesso stride sulla superficie, la sua mano sembra muoversi da sola, non sta nemmeno pensando a quello che scrive.
Ecco, finito. Sostenere lo sguardo dell'insegnante è la prova decisiva, quello sguardo può decretare una sconfitta o un trionfo. Incredibile, è un trionfo! Ora è di nuovo al centro dell'attenzione, ma gli altri non ridono più. Lui, il timido e scontroso Tommy, per la prima volta non arrossisce, si sente leggero, superiore a tutti loro. Che splendida sensazione!
Durante la ricreazione, la maestra lo ha preso da parte: "Bravo Tommy, continua così, stai migliorando molto!", e Anna, la dolce Anna, all'uscita di scuola gli si è avvicinata timidamente e gli ha infilato un bigliettino in tasca; è un invito per la sua festa di compleanno. Com'è possibile che tutto questo stia capitando a lui? Un miracolo certo, è l'unica spiegazione, oppure ... Ma certo! La bottiglietta, è logico! Da quando l'ha raccolta, tutto è cominciato ad andare bene ... certo, dev'essere proprio così! Aveva ragione dopotutto, deve contenere una qualche pozione misteriosa.
Chissà che poteri potrà avere ora ... Potrà realizzare tutti i suoi sogni; deve mostrarla subito al nonno, lui sì che capirà, gli racconta sempre storie di maghi e stregoni!
Ah già, il nonno è in ospedale da quasi una settimana ormai ... Ma che importa, lo andrà a trovare; anzi, ora che è dotato di poteri straordinari, lo guarirà così potranno tornare a casa insieme!

Il vetro della bottiglietta è rosso. Ora che l'ha pulita, si distingue chiaramente il liquido all'interno; è piena fino a metà, ma è impossibile capire cosa sia. Lui però è sempre più sicuro che si tratti del sangue di una qualche misteriosa creatura; ora è appoggiata sulla scrivania e lui non riesce a distoglierne lo sguardo.

Ecco sua madre che rompe di nuovo; possibile che non si riesca mai ad avere un attimo di tranquillità?! Si è seduta sul letto, ma cosa vuole fare? parlare? Non capisce che lui ha cose più importanti da fare che stare a chiacchierare con lei? Deve andare a trovare il nonno, per esempio, per mostrargli il suo tesoro; l'ha guarito un'ora fa, si è concentrato tenendo in mano la bottiglietta e immediatamente ha sentito una grande energia scorrergli nelle mani e poi diffondersi per tutto il corpo. In quel momento aveva saputo di averlo guarito.
"Tommy ..." Ah, ma allora vuole proprio parlare! "Tommy, tesoro ..." (tesoro?), "Devo dirti una cosa ... il nonno ...".
Non riesce a trattenere un sorriso, lo sa già cosa vuole dirgli, hanno telefonato dall'ospedale e il nonno può tornare a casa, si sente orgoglioso; è merito suo, dopotutto!
"Tommy, il nonno non c'è più è andato in cielo con gli angeli ed ora ci proteggerà da lassù". Un tunnel, un tunnel buio, lungo, una luce. Cosa succede? qualcuno piange ... Mamma? Perché piange? E cosa ci fa lui per terra? "Tommy, sei svenuto, stai bene adesso tesoro?" Svenuto? Ah sì, il nonno ...Ma non è possibile, lui l'ha guarito!, la bottiglia, i poteri, la pozione ...!

La bottiglia non è più sul tavolo. E' caduta, dev'essere stato quando è svenuto ... Il vetro rosso è sparso sul pavimento, un frammento è poco distante da lui, lo raccoglie, sente gli occhi riempirsi di lacrime, la sua bella bottiglia ... Ma forse la pozione si può ancora salvare!
Si guarda intorno: sua madre raccoglie i cocci, piange ancora, un liquido incolore gocciola dalla scrivania; si avvicina, lo tocca, l'osserva. E' acqua, solo acqua.
Il tempo delle favole è finito.


Anna Linda Imbroscio
Classe II E
Liceo Scientifico "L. Da Vinci"

I classificata






Sfogliando un album di vecchie foto

Facevo il fotografo. L'ho fatto per tanti, tanti anni, ed ho inciso sulle mie pellicole tantissime emozioni, ricordi, particolari. Ho incontrato gente comune e persone famose.

Ricordo che all'inizio quello che più amavo fare erano i servizi per i matrimoni: la sposa, lo sposo, una quercia secolare, la luce sfumata ... ho conservato copie di tantissime foto fatte, ne ho a ricordo di tutti i servizi della mia carriera. Guardate questa! Me la ricordo benissimo: il buquet catturato mentre vola, la luce favorevole ... che tempismo!
Non so cosa mi abbia spinto qui ad impolverarmi con questo album di vecchie foto, c'è anche poca luce ... e perché pensarci? Nella vita ho fatto quello che volevo fare, ho sempre ottenuto ciò che mi serviva ... ed ora sono incuriosito da queste foto. Come sono lontane da me!
Ricordo i vestiti colorati ed eleganti, i sorrisi, i baci, i giovani, i bimbi che corrono, i ricchissimi buffets ... quanti ne ho visti! Ma tutte queste cose non mi toccavano, no ... non ero un uomo a un matrimonio: ero una macchina fotografica che guardava e scattava. La cosa che più mi piaceva delle cerimonie ufficiali, era la naturale disposizione delle persone a pagare alte cifre per un ottimo servizio fotografico, e la mia macchina era infallibile.

Fu così che mi feci un nome. Il giorno dell'apertura del mio negozio mia madre voleva assolutamente che facessi una foto alla vetrina con l'insegna nuova; ce l'ho, questa foto, ma è brutta, consumata, buia. L'ha fatta lei, la mamma, perché mi ero rifiutato: una foto, se la scatti, la devi sviluppare, e se il soggetto è importante devi farne delle copie ... e chi mi avrebbe pagato per questo?

Allora avevo anche una fidanzata, eccola qua: Mariella. Ho una sola sua foto, di quando aveva diciotto anni: me l'ha regalata lei. Era carina, la ragazza, era molto carina. Oh, guarda qui, il fazzoletto che le ho regalato! Il regalo di fidanzamento! Quanto discutemmo su quello! Lei diceva che non l'amavo abbastanza, se per il nostro fidanzamento le regalavo un fazzoletto, nonostante io le facessi presente che avevo fatto ricamare le iniziali e applicare un pizzo. Lo disse anche quando le feci sapere, nove anni dopo, che non potevo sposarla perché le foto non "tiravano" più sul mercato.
"Allora perché ... queste foto ... non è Mariella la sposa?" direte. Già, è Mariella; andò sposa ad un imprenditore, ed io le feci il servizio per il matrimonio. Non fu nemmeno uno dei migliori perché il soggetto ... vedete, non sorride né qui, né qui ... neanche qua sorride! Forse ho fatto bene a non sposarla.

Ah arrivati qui devo proprio spiegare ... la foto che vedete è quella di uno dei miei primi servizi giornalistici. Lavoravo per un giornale in rosa, un giornale scandalistico. Qui ho una copia di una delle foto di un servizio su Carolina di Monaco: è con un amico in un night club e si baciano. Che successo e che fatica questa foto! Restai appostato per ore, travestito, in un tavolo non troppo lontano e non troppo vicino alla coppia, senza contare che dovetti prendere da bere, in un locale dove l'acqua minerale costava ventimila lire a bottiglia ... ma fu veramente un successo. Il mio capo mi prese in simpatia, e cominciò a commissionarmi servizi su tutti i più famosi protagonisti del mondo della musica, della politica, dello spettacolo, come si vede in queste pagine.
Ecco re Baldovino del Belgio che si soffia il naso; qui c'é Barbara Bush che si preoccupa della sua unghia spezzata; Michael Jackson che si allaccia le scarpe, e questo? ... oh, Lucio Dalla senza cappello! Ah, questa sì che mi fruttò parecchio! Quest'altra é ... chi é? Non mi ricordo ... oh!

Bhé qui ero già più vecchio! Già, perché, quando invecchiai, non riuscivo più a tenere i ritmi della vita frenetica di prima: appostamenti, pedinamenti e travestimenti erano per me troppo stancanti. Presi a documentare tragedie nostrane. Questa dev'essere una di quelle donne che ho fotografato nel 1980 a Bologna: aveva perso la figlia nell'esplosione della bomba in stazione, e così ... piangeva, era disperata ... Di lei scattai tante foto. Lo ricordo perché le ho tutte: la presi da lontano e da vicino, mentre si tappava la bocca col fazzoletto e mentre si stringeva al seno la bambina, sfigurata dal dolore per la sua morte, rossa in viso, spettinata ... Quest'altra é la frana in Valtellina: case distrutte, campers e baracche ...
Le mie pellicole erano oro, vendevo a cifre pazzesche i miei servizi al miglior offerente; stavo facendo la mia fortuna, soprattutto con quelle che riguardavano faide o famiglie che vedevano partire i loro figli per il Golfo Persico, recentemente anche sui volontari dispersi in Jugoslavia e sui bambini nei campi profughi. Un po' perché mi venivano bene, un po' perché commuovevano di più.

Sono alle ultime pagine del mio album.
Ormai ho passato i settant'anni, sto a guardare la sera le partite di calcio e passo le giornate a sfogliare i giornali e ad osservare i servizi fotografici dei nuovi talenti. L'ultima foto è quella della mia macchina fotografica preferita, una vecchia Leica, una rarità, quando la comperai. E' la mia unica compagna. Ho vissuto con lei e di lei per più di quarant'anni. La mia vita è la sua. La mia vita è quella di tutte quelle persone che ho fotografato; ho vissuto attraverso di loro la gioia, il dolore, gli sbagli, i successi. Ho vissuto di loro ... nella loro ombra, alle loro spalle ... per lavoro o per paura, o perché nessuno mi ha mai insegnato a vivere ... forse è per questo che non ho nessuna mia foto.


Valentina Zacchia Rondinini Tanari
Classe V Ginnasio
Liceo Ginnasio Statale "L. Galvani"

II classificata



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Ultima modifica: 4/1/97 (R.Mastri)